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domenica 31 gennaio 2016


Seduta nella panchina, nell’oscurità
della notte, sopraggiunta all'improvviso.
Una statua di cera
fissava il chiarore della luna.
Il suo candido vestito di seta profumava di rose,
in quel giardino senza sole.
Un sogno di primavera fiorito come per incanto.
Mi avvicinai a lei con timore riverenziale,
il suo sorriso si posò sui mie occhi
e con un dolce cenno del capo mi invitò a sedere.
I raggi della luna erano sul suo volto
ed i suoi occhi lucenti come stelle.
Restammo seduti in silenzio,
la panchina era diventata un morbido cuscino
di una bianca nuvola nel blu del cielo.
Mi sentivo fuori dal mio essere,
un aliante in volo nello spazio senza tempo,
accompagnato da canti e melodie.
Un forte tuono mi scosse dal torpore,
mentre la sua voce risuonò nella mia mente.
Mi porse la mano, cercai di stringerla alla mia,
era come spada scaldata dal fuoco.
Il suo volto divenne radioso,
una strana luce brillava nella notte
mentre la luna si era oscurata.
Una pioggia di stelle cadde dal cielo.
Fui colto da un improvviso
e inaspettato sonno,
mi risvegliai che era già giorno.
Ero solo nella fredda panchina
sotto una lieve foschia.

©Des











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